Ritorna su [4]Marketing a parlare di audio branding Alessandro Lotto, fondatore di Commusications Rain Ltd.

Questo è il tempo dell’audio branding e possiamo aspettarci che i prossimi anni siano pieni di suoni e rumori creati dai brand. Quello che possiamo sperare, è che siano rumori piacevoli e pensati con intelligenza.

Paul Fulberg

La musica rende vulnerabilimi ha confessato una mia amica. E non sa quanto!

La musica ha un’incredibile capacità attrattiva, è una vera e propria passione per un incredibile numero di persone e ha una forte capacità evocativa: richiama alla memoria messaggi, esperienze ed emozioni. Non solo: ha già un suo pubblico, vastissimo, che può trasformarsi con poco sforzo nello spazio ideale dove può muoversi il marketing.

“Ogni giorno i marchi affrontano una quantità crescente di competizione nella battaglia per guadagnarsi l’attenzione dei consumatori – spiega Jim Cridlin, dello SWAT Team di mashable.com un gruppo di leader nel marketing, nel brand-building e nelle PR – Nel mezzo di questa esplosione, c’è un’unica cosa che offre una certezza: l’appeal e il potere universale della musica. La musica è un potente mezzo per connetterci con le persone che si sono attorno e questo la rende un fortissimo strumento per i brand”.

Streaming musicale e legame con i brandUna conclusione cui è arrivata anche Spotify, che ha commissionato uno studio nel 2015 che si proponeva di definire e quantificare l’esperienza in streaming del consumatore. Secondo i dati, gli utenti di musica in streaming amano i brand, e sono sempre più connessi. Le persone – si legge – trascorrono il 79% di tempo in più sulle app di musica rispetto al 2014. Non solo. Lo studio ha indagato sulle abitudini di ascolto, pensieri ed emozioni su oltre 200 marchi appartenenti a cinque mercati. E’ risultato che gli “streamer” (le persone che usano mensilmente un servizio di musica in streaming) hanno il doppio delle probabilità rispetto ai “non-streamer” di sostenere e di sentirsi emotivamente legati ai marchi. Il numero dei ‘sempre connessi’ disposti a pagare di più per acquistare un brand è il doppio di quello dei non streamer (il triplo per gli abitanti del mondo di Spotify), il 61% è disponibile a raccomandare un marchio ad un amico, il 74% è propenso a descrivere un marchio come ‘l’unico brand per me’ e il 70% è propenso a descrivere il marchio come “divertente” e “gioioso”.

Il marchio, badate bene, e non il prodotto. Sì, perché in questi ultimi anni è in atto una rivoluzione copernicana nel mondo del marketing: per vendere non si promuove più il prodotto raccontando le sua qualità, ma il marchio. E per attirare il ‘cliente’ si punta al coinvolgimento emotivo, all’identificazione, alla condivisione dei valori del brand. Insomma, si vuole colpire là dove la testa, la razionalità gioca un ruolo meno importante. Si punta al cuore, alla ‘pancia’. E allora, come insegna Spotify, cosa c’è di meglio della musica per ‘raccontare’ il proprio marchio?

Musica e brand insieme per migliorare la percezione del brand

In questo contesto assume dunque un ruolo sempre più importante l’Audio Branding, l’insieme di tutte quelle attività rivolte a migliorare attraverso il suono o la musica la percezione e quindi la notorietà del brand. E’ una tecnica di marketing ormai utilizzata da tutti i grandi marchi, ma accessibile anche ai player minori, di grande efficacia per la sua capacità di rinforzare la “memoria” del target sui servizi e i beni forniti.

Le sue declinazioni sono moltissime, dal logo sonoro alla partnership più o meno diretta con il mondo della musica, dal jingle che accompagna la pubblicità a tutto l’articolato mondo del sound user experience, come l’hold on music, la business radio, il sound storytelling, la sonorizzazione di eventi, le presentazioni. E qui stiamo sul classico. Ma, mano a mano che la tecnologia e gli strumenti e le modalità di comunicazione si evolvono, così come si evolvono le modalità di fruizione del suono da parte di un’audience sempre più vasta (e esigente!), aumentano anche le sue possibili applicazioni, il cui limite sta solo nella mancanza di fantasia come dimostra l’inesauribile Lady Gaga in questo video dove associa il suo brand a quello della coraggiosa Intel.

 

Suono: maneggiare con cura!

I marchi sono sempre più coinvolti nel mondo della musica e del suono e non vogliono restare indietro. Ma attenzione: non è vero che avere un qualsiasi tipo di segnale sonoro sia meglio che non averne nessuno. Se non si sa come maneggiarlo, il suono può trasformarsi in rumore. In un mondo in cui la gente è sempre più appassionata di musica i brand devono fare molta attenzione a come gestiscono l’esperienza musicale del consumatore e a cosa gli offrono. Se sbagli con la cosa che la gente ama di più l’unico risultato che il tuo marchio otterrà e di essere considerato fastidioso. Ecco perché è importante che a produrre questi nuovi suoni siano dei professionisti.