L’evoluzione ci sta portando verso strutture economiche che non sono un più singolo e non sono più nemmeno azienda: sono una forma intermedia. Le piccole e micro aziende con le quali ci confrontiamo tutti i giorni hanno confini sempre più labili. Questo processo di apertura delle aziende verso forme di collaborazione e cooperazione che trascendono la relazione standard cliente-fornitore ci pone dei problemi e delle domande. A mio modo di vedere emerge chiaramente il problema di come organizzare queste nuove strutture economiche.

Cosa sta succedendo?

I muri delimitano uno spazio fisico mentre le relazioni tra e con imprenditori, collaboratori, dipendenti e consulenti, unitamente alla fluidità della conoscenza, conducono o stanno conducendo a forme ibride di impresa. Talvolta queste forme vengono istituzionalizzate con i contratti di rete, altre volte rimangono informali. Forse è sempre successo. Probabilmente succederà ancora. Ma, quello che oggi è cambiato profondamente è il ruolo della conoscenza e la capacità di gestirla. Laddove, fino a qualche tempo fa, ci serviva la prossimità fisica, oggi grazie alla tecnologia possiamo parlare di prossimità relazionale. Una tecnologia che non solo ci supporta nella gestione, ma amplifica a dismisura anche l’accesso alla conoscenza.

Gli imprenditori, i freelance, chi sente che qualcosa deve cambiare si è guardato intorno e sta cercando risposte.

La risposta in questo terreno può essere solo raramente la crescita interna. La risposta è e probabilmente sarà quella della crescita esterna. Una situazione, tuttavia, diversa da quella dei distretti perché tende a essere basata su relazioni uno a uno, su visioni comuni, su obiettivi strategici e su letture del mondo condivise. Un contesto, in cui la mera divisione di costi e risorse, e la ricerca di efficienza sono solo conseguenze di questi processi di crescita esterna. Non sono il fine. Non stiamo più parlando di divisione del lavoro ma di innovazione.

Nascono strutture mediane, con confini labili e mutabili

Vediamo la nascita di strutture mediane, con confini labili e mutabili, orientate allo condivisione di conoscenza
e alla co-creazione di innovazione.

Eroi, paroni, e confini

Parlare di rete, aziende aperte, collaborazioni e partnership in un territorio di paroni, eroi e confini non è facile. Le nostre micro e piccole aziende, anche le belle aziende, hanno una struttura verticale. Come si sposa questo con il nuovo modello?

L’elemento cardine di queste strutture è la fiducia che ne permette funzionamento e coordinamento spesso in modo non efficiente e lento. Il vantaggio è dato dalle esternalità, ovvero dalla condivisione e ricombinazione delle conoscenze. L’equilibrio è tuttavia un gioco con costi elevatissimi e la convenienza viene meno non appena le esternalità diminuiscono in intensità o allungano il loro orizzonte temporale. Urge quindi trovare un metodo per gestire i processi materiali e immateriali di queste nuove strutture senza stravolgere la realtà delle singole aziende.

Dove siamo?

Prima di costruire risulta però necessario comprendere le PMI. Non tutte quelle aperte, quelle per i cui confini cognitivi trascendono i confini reali. Quelle per cui l’asset di conoscenze che assicura loro la comprensione del – turbolento – presente va oltre le competenze aziendali.

Organizzazione e PMI che evolvono

La strada da percorrere è avvincente anche perché il cambiamento non può avvenire sulla gerarchia ma deve necessariamente agire sull’organizzazione e sui processi.
Questa è la sfida. Una sfida che coinvolge le persone prima ancora che le aziende perché per cogliere l’apertura fino in fondo, in termini innovativi, dobbiamo integrare i processi e le visioni. 

Il traguardo? #peoplebranding.