L’imprenditore e il consulente si trovano costantemente a lavorare insieme. Molto li accomuna. Sopra ogni cosa, la mentalità.

Carol Dweck è psicologa e docente all’università di Stanford, una delle più prestigiose degli Stati Uniti, e ha trascorso la sua intera carriera a studiare, con un approccio pionieristico, il rapporto tra attitudine e performance, le leve motivazionali e quelle attinenti alla generazione del successo.

Carol Dweck spiega che il suo lavoro “unisce la psicologia dello sviluppo, la psicologia sociale e la psicologia della personalità, ed esamina la concezione che le persone hanno di se stesse (o, in altre parole, la mentalità) che viene utilizzata per strutturare la propria personalità e guidare il comportamento. La mia ricerca osserva le origini di queste mentalità, il loro ruolo nella motivazione e nella regolazione di sé, e il loro impatto sui risultati e sui processi interpersonali”.

Le sue più recenti ricerche sulla personalità mostrano un’evidenza, su tutte: che l’attitudine è un indicatore di successo molto più affidabile del QI. Lo sapevamo tutti, vero? O forse credevamo di saperlo? La differenza però sta nel fatto che questo è il risultato di ricerche scientifiche e non di considerazioni dettate dal senso comune.

Carol Dweck spiega che le attitudini universali delle persone possono essere riassunte in due macrocategorie: la mentalità stabile e la mentalità di crescita.
Le persone con “mentalità stabile” credono di essere quello che sono e di non poter cambiare. Ciò fa sì che tutto quello che ci appare al di là delle nostre possibilità ci faccia sentire demoralizzati, di non valere abbastanza.
Al contrario, le persone con una “mentalità di crescita” pensano di poter migliorare con sforzo e impegno. Perciò hanno performance migliori rispetto alle persone con una mentalità fissa, perché abbracciano le sfide e pensano di poterle superare anche se sono (o si ritengono) meno intelligenti.

Quali sono dunque le caratteristiche di una “mentalità di crescita”?
• il desiderio di apprendere: perciò, sia l’imprenditore che il consulente di successo vogliono sapere tutto del loro cliente.
• la volontà di abbracciare le sfide: la sfida è sempre un’occasione di apprendimento.
• la capacità di superare gli ostacoli: persistere nonostante i problemi, se si crede in quello che si fa.
vedere lo sforzo e la fatica come percorso per il successo
• accettare, anzi, cercare feedback costruttivo: ovvero, imparare dalle critiche.

Il fattore decisivo nella vita è come riusciamo a gestire le difficoltà e le sfide, ovvero la nostra attitudine.

the same old thinking and disappointing results

 

Cosa accomuna imprenditore e consulente?

Veniamo allora all’imprenditore e al consulente. In un precedente post abbiamo parlato del potere dell’ascolto: ebbene, l’imprenditore che ascolta il suo cliente saprà coglierne i bisogni profondi e trasformarli in un prodotto, o in un servizio, che il cliente desidererà, amerà e vorrà comprare. A sua volta, il consulente che ascolta l’imprenditore saprà coglierne le necessità, i problemi, per aiutarlo a risolverli e a raggiungere gli obiettivi dell’azienda.
In entrambi i casi, prima della competenza si mette in campo l’attitudine.

 

Il successo, il fallimento, imparare e migliorare

Oggi, arricchiamo il nostro ragionamento pensando agli altri aspetti legati alla mentalità che rendono imprenditore e consulente davvero simili: il rapporto con il successo e il fallimento.
Carol Dweck dice che

“Il fallimento è informazione – lo etichettiamo come fallimento, tuttavia è più un ‘questo non ha funzionato, ma io sono uno che i problemi li risolve, per cui proverò a fare qualcosa di diverso’”.

Un imprenditore di successo non può arrendersi di fronte a un fallimento, anche perché altrimenti difficilmente potrebbe definirsi imprenditore. Un consulente di successo deve condividere lo stesso approccio, perché altrimenti non sarebbe in grado di fare il proprio lavoro, cioè aiutare l’imprenditore.

Ma continuiamo: il desiderio di apprendere e migliorarsi. Non si tratta solo di capire i bisogni del cliente. La volontà di imparare (ben più della capacità di imparare, tutti siamo capaci di farlo!) serve a non rimanere fermi. Il mondo cambia, e una buona parte delle ragioni della crisi che stiamo vivendo sta nell’incapacità di molti di adattarsi ad essa. La volontà di apprendere porta con sé il desiderio di trovare costantemente soluzioni nuove, che non conosciamo, e che perciò dobbiamo imparare.
L’imprenditore deve farlo per sopravvivere, per crescere e far prosperare la sua azienda. Il consulente deve farlo per continuare ad essere utile, o per essere sempre più utile.

 

Il duro lavoro e il feeback

Andiamo avanti. Il duro lavoro. Nel nord-est, da dove scrivo, l’ex locomotiva d’Italia, ogni imprenditore – che spesso “si è fatto da sé” – sa o deve sapere che è con il duro lavoro che si ottengono i risultati.

“There are no shortcuts to a place worth going”

…dicono gli inglesi. D’altra parte, il consulente che vuole essere credibile deve condividere l’etica dell’imprenditore, che per lui si traduce in flessibilità, impegno, volontà di fare le cose per bene, disponibilità ad incastrare gli impegni.

Infine, il feedback. Brutta bestia, il feedback. Anche se rivolto a quel che facciamo, più che a quel che siamo, ci mette sempre a disagio. Troppo facile per il nostro cervello pensare che se non sappiamo fare qualcosa allora non valiamo nulla. Quanti imprenditori preferirebbero evitare di tenere sotto controllo i risultati e gli indicatori della loro azienda, per non voler riconoscere di aver sbagliato? Quanti consulenti preferiscono applicare schemi precostituiti ignorando i commenti dei loro clienti?
Al contrario, il feedback è fonte preziosa di informazioni, è la linfa che produce la crescita. Se vedrete un imprenditore dinamico e un consulente sempre impegnato a rinnovarsi, saprete che fanno buon uso del feedback che ricevono.

 

I gemelli

L’attitudine, dunque, accomuna – o dovrebbe accomunare – l’imprenditore e il consulente che lavora per lui. Quando si crea armonia tra i due, i risultati arrivano e spesso sono più della somma del contributo di entrambi.
Come gemelli separati alla nascita. O, più seriamente, come partner per il successo dell’azienda.

Ascolta il TED Talk di Carol Weck.