steve-jobs-stanford-unive-007Dieci anni fa, Steve Jobs pronunciava a Stanford il suo celebre discorso ai laureandi. Dieci anni sono lunghi e tante cose sono cambiate. Una crisi mondiale, la più lunga e incisiva dal dopoguerra,  ha cambiato i nostri orizzonti e le nostre vite; fattori economici e politici, mascherati per religiosi, smuovono in continuazione equilibri mondiali e rapporti di forza tra le potenze; i paesi arabi scossi dalla minaccia dell’ISIS proiettano una profonda paura verso l’Europa che si concretizza nel fenomeno delle imponenti migrazioni e nel, ben più grave, terrorismo di matrice islamica. E se il mondo arabo vive un’instabilità permanente, anche l’Europa non se la passa molto bene: la convivenza all’interno dell’Unione è difficile, la questione greca non trova soluzione e il tanto proclamato federalismo sembra ancora un’utopia che dichiara l’impossibilità al dialogo, vedi problema profughi.

Non per mettere preoccupazione, ma qui la situazione è complicata. Così, proprio nei giorni, in cui dieci anni fa, il nostro Steve pronunciava le sue illuminanti parole, “Stay Hungry. Stay Foolish. It was their farewell message as they signed off. Stay Hungry. Stay Foolish. And I have always wished that for myself. And now, as you graduate to begin anew, I wish that for you”, mi sono chiesta: cosa si può far valere oggi di questo discorso, e, soprattutto, cosa direbbe oggi Steve a dei laureandi o semplicemente a tutti noi?

Lontano dal pensare che Jobs fosse un filosofo, di certo però ha segnato un’epoca con le sue idee e la sua rivoluzione tecnologica, insomma è stato senza dubbio un imprenditore visionario. A lui quindi il compito di analizzare una situazione complessa, di mercati impazziti e saturi, di voglia di una diversa prospettiva e di sfide: basta tecnica, torniamo alla scienza.

Molto umilmente, considerando l’esortazione “Stay Hungry. Stay Foolish” ancora molto attuale, mi sono immaginata che oggi, se dovesse parlare, Jobs la modificherebbe in “Stay hungry, become ethical”. Perché? È presto spiegato: se lo “stay hangry” è un stimolo ancora contemporaneo che sintetizza l’attitudine a non fermarsi, a non rassegnarsi, cosa che possiamo vedere in molti imprenditori, giovani e non, in molti attività sociali, nella voglia di non chiudersi in una prospettiva individualista, l’idea di “stay foolish”, a mio parere, ha perso di attualità. Porto dei dati concreti: oggi le ricerche segnalano la crescita di determinate necessità:

  • maggiore sicurezza
  • richiesta di certezze a cui ancorarsi
  • bisogno di condivisione
  • attenzione alla sostenibilità in termini di consumi
  • salvaguardia dell’ambiente
  • maggiore eticità nelle relazioni economiche.

Questi bisogni non necessariamente sono in antitesi con il concetto di “foolish” ma, in qualche modo, spostano l’attenzione e l’ordine delle priorità. Per questo il mio immaginato “become ethic”, pecche oggi questa è l’impellenza. E Steve l’avrebbe certamente colta: anticipatore anche qui nella sua attivitàapple-solar-farm-logo-001.jpg.662x0_q70_crop-scale imprenditoriale, non vi sono mai state ombre o particolari scandali piuttosto attenzione al cliente, ai propri dipendenti, all’uso di materiali riciclabili, e non ultimo, la stesura di un codice etico a tutela dei lavoratori e della qualità dei prodotti, realizzati magari sì in Cina ma nel rispetto dei diritti umani, dell’ambiente – stanno costruendo proprio in Cina una solar farm per generare tutta l’energia di cui necessitano gli uffici e gli stores del gruppo – e del livello qualitativo.

Qui mi fermo perché non vorrei si pensasse che questo post si un tributo alla Apple, torno al discorso di Jobs. L’etica: questo il nostro mantra del futuro. Finalmente abbiamo capito che l’assenza di regole, l’eccessiva spregiudicatezza e la ricerca del guadagno nonostante tutto non potano a niente. Proviamo ad invertire la rotta, non rinunciamo al futuro per il presente.

 

Questa la mia idea di nuovo augurio firmato Jobs per il 2015, e voi quale augurio vi state immaginando?

Poi per chi non rinuncia al “foolish” c’è sempre Jim Morrison.
Ascolto consigliato Strange Days, 1970

SHARE
Previous article"A customer is not a sale!". L'arte di vendere in un secolo di successi.
Next articleSharing economy e il vecchio mondo.
Flavia Fiocchi
"Io scrivo di quello che vedo e del mio tempo: ieri è passato e forse ci sarà un domani, per ora c'è un presente che ci unisce e bisogna farlo crescere. Questo mi interessa. Avere buone idee e svilupparle. Mi occupo di Arte, che è cosa mentale ma non cerebrale, bisogna sentirla come parte di se, del proprio orizzonte, come possibile connessione con il quotidiano. Credo nelle collaborazioni, negli scambi e negli sguardi, che spesso sono un'illusione, ma in un attimo cambiano le carte in tavola e le persone."