E’ una legge di mercato, la domanda di professionisti nell’ambito digitale aumenta mentre l’offerta non ne segue il passo. Il rischio in questi casi è di trovarsi nelle mani di chi non ha la professionalità e l’esperienza per portare i risultati che l’azienda si aspetta e per cui ha fatto degli investimenti importanti.

Gli interessanti articoli di Kathy Caprino e Kamales Lardi sono illuminanti e li potremmo sintetizzare come segue: come il saper leggere e scrivere non ci rende automaticamente uno scrittore o un poeta, essere protagonista nei social media non fa di per sé un buon social media manager.

Sapere usare i Social Media per le aziende

I social network sono banali da usare, chiunque puo’ intuitivamente accedervi con disarmante facilità, questo li ha resi un fenomeno di massa, una vera rivoluzione sociale ed economica. Ma proprio perché coinvolgono milioni di persone sono da maneggiare con attenzione, tenendo ben presente la differenza fra un utilizzo personale e di business. Come Kamales afferma, ben pochi professionisti del digitale riportano profili social da superstar della rete, una parte delle ragioni risiede proprio nel fatto che i social media per le aziende hanno una dimensione strategica totalmente diversa dal personal-branding. Molto spesso le potenzialità dei social network nel bene e nel male sono sottovalutate se non le si conosce a fondo: una sovraesposizione nei social media puo’ essere quindi indice di non aver compreso questo aspetto per alcuni versi controproducente.

5 Indicatori fondamentali di un buon social media manager

Ma andiamo con ordine con gli indicatori fondamentali di un buon social media manager:

1) Esperienza sul campo

La vera prova della validità di un professionista sta necessariamente nella sua storia di casi e aziende per cui ha lavorato finora e con quali risultati. E’ piuttosto banale se vogliamo, ma troppo spesso per i motivi citati in precedenza questo aspetto viene confuso con un profilo personale che riporta un’attività tambureggiante, niente di piu’ sbagliato. L’unica conferma che possiamo avere è fatta di dati verificabili e da esempi tangibili di pagine, brand, campagne che sono state gestite in passato. Capire che obiettivi erano stati prefissati, come sono stati raggiunti e con che mezzi dà il senso della portata della professionalità acquisita.

2) Oltre il marketing

Sebbene sia indubbiamente uno strumento di marketing, uno dei piu’ innovativi e pervadenti, non si deve pero’ limitare a questo. Il social media manager deve avere ben chiara l’importanza che il suo ruolo rappresenta in azienda perché va al di là di questo: i social media arrivano a toccare tutta la catena del valore portando benefici ad ogni livello. Deve pertanto avere una visione che superi le logiche di puro branding e coinvolga gli aspetti culturali e di comunicazione aziendali. In uno scenario iperdinamico e connesso come quello dei social media, in cui sono cambiate radicalmente le regole della comunicazione fra i consumatori-utenti anche le aziende devono cambiare prospettiva e considerare il canale social media a livello strategico.

3) Un processo di apprendimento

Questo è forse un aspetto che piu’ di ogni altro è indice di quanto sia lo spessore professionale del social media manager. Non si parla di conoscere le ultimissime funzionalità di Facebook o Instagram, bensi’ della consapevolezza che ogni brand è un mondo a sé, che non esistono ricette magiche per il successo o la viralità di una campagna social. Il bravo social media manager sa mettersi nelle condizioni di imparare e sa che i risultati sono spesso frutto di strategie di lungo termine.

4) Le persone fanno la differenza

Come in ogni altro aspetto della vita aziendale, le persone fanno la differenza; ma nel caso del social media manager un po’ di piu’ se possibile. Il social media manager sa leggere il proprio target, la propria community e delinea la brand experience piu’ adatta. Ha una forte componente di soft skills, di intelligenza emotiva, che lo portano a costruire un dialogo con l’utente e lo portano attraverso tutte le tappe della scoperta del brand, dell’acquisto del prodotto/servizio e fino alla brand advocacy.

5) KPI e lettura dei risultati

Questo aspetto è forse il piu’ difficile e al contempo importante da valutare: la misurabilità dei risultati. Andare oltre la superficie piu’ ovvia del numero di fan/follower/subscriber e individuare i KPI rilevanti per quello specifico caso/brand è uno dei compiti fondamentali del buon social media manager. Darne una lettura in prospettiva strategica e tradurre gli elementi chiave in attività pragmatiche e comprensibili all’intera azienda rappresentano il valore aggiunto che questa figura professionale ancora cosi poco ben definita e rappresentata.

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Zeno Scapin
Senior Marketing and Brand Manager with over 9 years experience in Luxury and Lifestyle Brands with a proven track record in managing complex multichannel marketing projects. Goal oriented inspirational leader with a strategic thinking and a hands‐on approach towards problem solving. Extensive knowledge of the luxury market of watches, jewellery, leather goods, textile, accessories, eyewear and fragrances. Expertise in outlining, leading and implementing multichannel marketing strategies at global level with strong focus on digital and new media. Extensive knowledge of web marketing tools, e‐commerce business start up and expansion and CRM optimisation to maximise ROI of promotional activities.