Quante volte, dopo aver avuto una grande, splendida idea, ce la siamo vista uccidere in un istante, quando era ancora fragile, da un amico, da un collaboratore, dal partner, dal capo?
 Quante volte noi stessi abbiamo, magari inavvertitamente, ucciso le idee degli altri? Quali sono i killer creativi più evidenti, quelli che dobbiamo in linea di principio sopprimere prima che sopprimano a loro volta la nostra tendenza a innovare?

Chi e cosa uccide la creatività in azienda?

Scopriamo i killer della creatività e uccidiamoli noi prima che loro uccidano la creatività dei singoli e il pontenziale innovativo della nostra azienda:

  1. L’abitudine: pensare secondo schemi abitudinari, il non voler uscire dal proprio guscio.
  2. La paura di sbagliare e di perdere qualcosa, di regredire (“chi non fa, non sbaglia”).
  3. La paura di esporsi e di fare brutta, di essere giudicati, di non essere adeguati e/o all’altezza.
  4. L’aggrapparsi agli idoli, agli stereotipi, ai pregiudizi, ai totem, al contrario di ciò che è vivente ed in evoluzione.
  5. La scarsa autostima: chi si stima sa che il cambiamento lo arricchirà sempre.
  6. La sorveglianza: quando le persone si sentono costantemente osservate e sorvegliate uccidono il loro impulso creativo.
  7. La valutazione: quando le persone si sentono sotto esame e sono preoccupate del giudizio degli altri.
  8. La competizione: quando si è in una situazione “senza via d’uscita”, nella quale o si vince o si perde, e la vittoria diventa la questione principale e prioritaria (forte pressione).
  9. Un controllo eccessivo: quando si dice alle persone come debbono fare le cose (non esiste un’unica via per raggiungere un obiettivo!).
  10. La limitazione delle scelte: quando si uccide la curiosità e la passione restringendo le opportunità e il possibile campo di azione delle scelte delle persone.
  11. Lo stress e la pressione temporale diminuiscono la propensione a ricercare nuove strategie di soluzione dei problemi e delle decisioni (riduzione e semplificazione delle opzioni per ridurre lo sforzo cognitivo).

Inibitori della creativitaE’ quindi evidente che che l’ostacolo più duro alla formazione creativa non sono né il pensiero logico classico, né quello scientifico, bensì:

  • il principio d’autorità (ipse dixit)
;
  • il pensiero tecnico (ha sempre funzionato!);
  • l’abitudine (va bene così!)
;
  • la pigrizia (chi me lo fa fare?);
  • le idee correnti (lo dicono tutti!).