Come viene visto il sito web da chi già ne possiede uno?

Troviamo le aziende che lo considerano come una risorsa, una freccia al loro arco e lo curano e valorizzano, ma troviamo anche tante aziende che invece ne sono “mediamente-indifferenti”.

Si tratta di quelle aziende che in passato si sono fatte fare il sito perché “lo avevano tutti ed era brutto essere da meno” oppure “perché tanto me lo fa mio cugino” e hanno intrapreso questa strada nel web con poca convinzione, non aspettandosi grandi ritorni perché non lo vedevano come una presenza utile e portatrice di nuovo business ma più che altro una presenza statica. Una sorta di biglietto da visita o brochure aziendale virtuale da riportare alla fine della carta intestata aziendale, ma tutto sommato neutro.

In questo caso l’importante era contenere il costo e sicuramente farlo durare più a lungo possibile. Ma il tempo passa e anche il sito datato mostra i segni del tempo, diventa obsoleto e quindi un argomento del quale riparlare in azienda.

Vorrei riflettere insieme sulle motivazioni che a volte spingono chi ha già un sito a rifarlo perché “datato” oppure “inadeguato alle nuove esigenze aziendali” e su come conviene impostare il progetto di rinnovo.

Indipendentemente da chi e come sia stato fatto un sito web, dopo molti anni spesso dimostra dei limiti che lo rendono inadeguato e possono essere correlati:

  • alle nuove tecnologie dei naviganti, basti pensare al sorpasso avvenuto in questi giorni del pubblico di internet da mobile rispetto a quello da pc. Va quindi ristudiato il sito per renderlo “responsive” alla luce di un pubblico che utilizza sempre più smartphone e tablet;
  • ad evidenti limiti di programmazione, “non funziona più” magari perché comprendeva linguaggi come flash che ora sono superati e risultano illeggibili per alcuni dispositivi;
  • alla modifica dell’immagine aziendale o nuove esigenze aziendali per esempio se si sono sviluppati nuovi settori o linee di prodotto, e il sito va ampliato;
  • allo sviluppo di nuovi mercati esteri quindi la concreta necessità di essere multilingue;
  • al bisogno di interagire con i social se prima non erano previsti;
  • alla impossibilità o difficoltà di renderlo aggiornabile risultando così poco flessibile rispetto alle procedure aziendali;
  • semplicemente è cambiato il pubblico del web, oggi sempre più esigente e veloce e vuole siti sempre più studiati nell’ottica di usabilità, chiarezza e massima compatibilità.

 Il consiglio che mi sento di dare in questa fase di rinnovamento è non fate un lifting.

Non lasciatevi sfuggire questa straordinaria opportunità di guardarvi dentro e di far emergere in questo nuovo progetto proprio le rughe in più che avete, che sono la vostra esperienza e i vostri tratti distintivi e che al pubblico piaceranno molto!!!
Se avevate fatto il primo passo poco convinti, e vedevate il web come nebuloso, riguadagnate adesso il tempo perduto, avete a disposizione strumenti sempre più potenti che uniti ad una valida strategia di web marketing possono aiutarvi a raggiungere al meglio il vostro target e a comunicare efficacemente il vostro messaggio generando business.

Website maintenance. keyboard

Quindi quali domande possiamo fare e farci in questa fase, domande utili anche a chi sta per entrare nel web per la prima volta?

  1.  Ho ben chiaro chi sono io e qual è il mio target?
  2. Perché dovrebbero scegliere la mia azienda ed i miei prodotti?
  3. Cos’ho di più rispetto agli altri?
  4. E’ facile trovarmi nel web?
  5. Qual è il mio messaggio?
  6. Si parla già di me? Come? Come viene percepito ora il mio brand?
  7. La mia immagine è coerente con la realtà?
  8. La mia realtà aziendale è in crescita? Se si tra 5 anni come me la immagino?
  9. Cosa mi aspetto dal sito web?
  10. Quanto tempo/risorse posso dedicare al progetto?
  11. Ho qualcuno preparato che mi può seguire e che può mantenere aggiornato il progetto? Interno o esterno all’azienda?
  12. Rinnovo il sito e resto fuori dai social? Mi metto in gioco anche li? Conosco le regole?

Queste domande ci servono per iniziare con il piede giusto la collaborazione con chi si occuperà del progetto per lo sviluppo di un prodotto che risulti un vestito perfetto per la realtà aziendale; che non sia solo bello graficamente e costruito bene (requisiti essenziali) ma che valorizzi davvero i nostri punti di forza e che sia abbastanza comodo e lungimirante per accompagnare una naturale evoluzione aziendale.

Deve essere uno strumento che ci da accesso a dati veri e statistiche utili nella profilazione del nostro consumatore, efficace per comunicare il messaggio in modo chiaro e cristallino ogni giorno, capace di costruire un dialogo dove dobbiamo essere prima di tutto ascoltatori attenti e preparati.

Un sito è un bene strumentale ma non dovrebbe essere visto come un arredamento d’ufficio, non è come una scrivania che quando è vecchia e ha i cassetti che non chiudono più si butta via e si ricompra nuova. Dovrebbe essere visto come una finestra che apriamo ogni mattina sul mondo web e dalla quale noi guardiamo fuori. Ma da fuori guardano dentro, e vedono che faccia abbiamo oggi, se siamo entusiasti e propositivi o se facciamo sempre le stesse cose con il grigio in volto. Vedono se abbiamo scaffali pieni di novità o se i prodotti sono sempre quelli. Se sappiamo dare il consiglio giusto frutto di esperienza e competenza.

Quella finestra mette in mostra noi ed è un’opportunità che va sfruttata al meglio quando se ne presenta l’opportunità.

SHARE
Previous articleDalla creatività all'innovazione: una questione di imprenditorialità
Next articleRiunione aziendale zen: utile, pratica e veloce.
Lisa Telese
Mi piacciono le persone che si mettono in gioco, innamorate della vita e del loro lavoro come me. Sono curiosa come una bambina e cerco sempre il perchè delle cose e delle situazioni che incontro.La mia è una creatività emotiva, parte da qualsiasi cosa mi faccia provare emozione, una parola,un'immagine, un momento e poi si trasforma...diventa un progetto, acquisisce forma ed energia e diventa realtà. Sono sempre alla ricerca di soluzioni nuove e non mi piace la routine perchè mi spegne. Credo nel dare valore alle storie delle persone, perchè l'esperienza è la loro ricchezza, ma credo che l'apertura alla condivisione sia la vera chiave di volta.