Volutamente sconnessi da Internet e dalla sua velocitàIn questi giorni sta circolando in rete un articolo di Umberto Eco per l’Espresso che, senza ricorrere ad argomentazioni auliche ma nella semplicità di chi è veramente comunicatore, pone alcune riflessioni sul rapporto tra Internet e la conoscenza, tra il computer e il nostro cervello.

Il passaggio più interessante a mio avviso è:

La memoria è un muscolo come quelli delle gambe, se non lo eserciti si avvizzisce e tu diventi (dal punto di vista mentale) diversamente abile e cioè (parliamoci chiaro) un idiota. E inoltre, siccome per tutti c’è il rischio che quando si diventa vecchi ci venga l’Alzheimer, uno dei modi di evitare questo spiacevole incidente è di esercitare sempre la memoria.”

Dinamiche umane e sociali che Dinamiche che avvengono solo off-lineSiamo letteralmente immersi in un iper-presente, schiacciati sul tempo reale a tutti i costi, sulla necessità di aggiornamento costante che talvolta cerchiamo compulsivamente, perché ci fa sentire vivi, spesso senza bene sapere perché. Abbiamo sogni a lungo termine ma facciamo piani a breve… se li facciamo. Perché sappiamo che è importante essere flessibili, liquidi, riconfigurabili in uno scenario completamente diverso rispetto a quello fordista. Cerchiamo nuove accelerazioni ma quando corriamo troppo vogliamo fermarci a riflettere.

Conviene restare leggeri, snelli, innovare e cambiare continuamente.

Come a suo tempo per la stampa a caratteri mobili, la macchina a vapore e ogni altro cambio radicale di paradigma socio-economico, il nuovo mezzo abilita possibilità e apre scenari prima impensabili.

Allora la riflessione di Eco mi riporta senza scuse alla necessità di far leva sulle nuove potenzialità dello strumento, per massimizzarne i benefici nella vita quotidiana e nei problemi reali, e parallelamente gestire i rischi di un utilizzo sganciato dai fini. Il rischio, in altre parole, è che il nuovo mezzo diventi un fine in sé, con manifestazioni di autoreferenzialità che non aggiungono valore alla comunità, se non alle incertezze del proprio ego.

Oltre al ruolo della memoria per non perdere le proprie radici, necessarie per far crescere verso l’alto l’albero che possiamo diventare, l’articolo mi fa riflettere anche sull’urgenza di un utilizzo ragionato e consapevole del web, e non solo per i bambini. Sulla solitudine del web, sul rischio di essere sempre più “soli insieme” mentre sottraiamo tempo alle relazioni reali.

Tempo reale e tempo per pensare

Rispetto alla fisiologica velocità del mezzo, il contrasto che mi risuona maggiormente è allora quello tra questa velocità “da cavalcare a tutti i costi, per non restare indietro” e la lentezza e gradualità dell’evoluzione umana, tra la bellezza di poter accedere a infiniti mondi possibili con un click e il peso della sedimentazione delle esperienze, del “lasciar decantare” le informazioni, dell’importanza del silenzio e del dubbio come bussole per orientarci in questo mare di informazioni. Dinamiche che avvengono solo off-line, volutamente scollegati.