L’inbound marketing è un nuovo approccio al marketing on line, il cui obiettivo è che l’azienda sia trovata dai potenziali clienti grazie ai contenuti di qualità prodotti e condivisi. Basta caccia al cliente quindi! Fine dell’invasione del suo cyberspazio vitale con infinite pubblicità, banner, popup, talvolta davvero fastidiosi.

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Una domanda sorge spontanea: l’inbound marketing funziona? 

Sì, diventa una strategia efficacie nel momento in cui acquistiamo consapevolezza circa il mercato i cui operiamo, in quale fase di vita il prodotto si trova, ma sopratutto relativamente al nostro pubblico di riferimento. Se l’obiettivo infatti è quello di attirare un utente nel nostro sito web e poco a poco trasformarlo in cliente fidelizzato, è evidente che prima di tutto dobbiamo conoscere il nostro target, quali sono i suoi bisogni, i gusti, gli interessi le passioni. Questa analisi è impegnativa ma solo dopo averla fatta saremo in grado di produrre contenuti di qualità che attraggano e che siano in grado di coinvolgere il nostro utente. La comunicazione pianificata dovrà essere perciò creativa, sociale e multicanale, mantenendo sempre aperti gli occhi sulle nuove tendenze della rete, che come sappiamo è in costante e continua evoluzione. E i costi? Secondo Hubspot i costi dell’inbound marketing possono essere il 62% inferiori rispetto a quelli dell’outbound marketing, ovvero la strategia più tradizionale si basa su un messaggio direzionato unicamente verso il cliente.

Per passare all’azione, tre sono gli elementi principali che ci consentono di mettere in pratica una strategia di Inbound Marketing.

  1. Un blog, fresco, coinvolgente e aggiornato regolarmente: è uno strumento che consente di informare il pubblico, inserendo curiosità, tutorial d’uso dei prodotti, consigli, suggerimenti. Inoltre da la possibilità all’utente di porre delle domande grazie ai commenti, e l’azienda, rispondendo, alimenterà ulteriormente il processo di instaurazione di un rapporto di fiducia. Il blog non è utile solo per attirare più visitatori, ma può anche migliorare il posizionamento nei motori di ricerca in modo considerevole grazie ai contenuti sempre nuovi e all’ottimizzazione di contenuti e immagini inseriti all’interno dei post.
  2. Social Network: utilissimi per diffondere e viralizzare contenuti del blog aziendale ma anche altri contenuti che si rinenga possano coinvolgere e interessare l’utente. Sono un ottimo strumento per creare dialogo con il pubblico, fidelizzare l’uten
    te e fornirgli un servizio di supporto in tempo reale. La scelta dei social network non può essere a simpatia ma deve essere fatta ragionando su dove si trovano i nostri potenziali clienti. Non dimentichiamo, come spesso succede, Google Plus, che grazie all’Authorship, da una spinta al posizionamento sulla SERP del nostro blog.
  3. Considerare nella strategia la SEO, ottimizzando le parole chiave in tutte le pagine del sito web. Dobbiamo pensare a come il nostro pubblico ci cerca e iniziare a scrivere contenuti per i nostri utenti e non solo per i  motori di ricerca. Ogni pagina deve essere “dedicata” ai nostri visitatori, niente deve essere dato per scontato. Consiglio di far verificare l’usabilità del sito a qualche persona non addetta ai lavori che potrebbe essere in target: solo così possiamo capire e ottimizzare le principali criticità.

Inbound-Marketing

I risultati di questa strategia non sono chiaramente immediati: si tratta di un percorso lungo, durante il quale è necessario essere tenaci e pazienti, ascoltando prima di tutto il nostro pubblico, osservandone i comportamenti e imparando il più possibile su chi è davvero il target interessato al nostro prodotto o servizio.

La chiave quindi, per riassumere, è produrre contenuti di qualità, che coinvolgano e interessino il nostro utente. Facile? No. Impossibile? Nemmeno!

E voi… che ne pensate dell’inbound marketing? Solo una nuova parolona o un approccio valido per un’azienda?

  • paolo orlandi

    penso che sia un marketing vecchiotto, cambiato solo di nome. Quello del targeting e posizionamento. E se invece delle analisi dei bisogni del targeting si scatenassero i desideri da scatenare? forse sarebbe più innovativo, non trova? Pensi se Jobs faceva analisi di target per lanciare una ipod, sai le risate, o Dior prima di inventare il new look. hahhahah

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