Dal Web all'aula: Master in Social Media Marketing - Università di MIlanoL’ondata di interesse verso i Social Media ha, da un lato, creato un nuovo ambito di azione per le imprese e di specializzazione per i lavoratori; dall’altro ha fatto sì che il termine Social Media venisse utilizzato come parola jolly. La mia impressione è che si siano perse le basi e che l’approccio ai Social sia caratterizzato da poca strategicità e organicità. L’immagine dei Social Media Lavoratori che la maggior parte delle aziende è quella di uno sbarbato ragazzino che mette Like, manda Tweet, conquista Fan, scrive commenti nei blog. Se partiamo da questa immagine traiamo le seguenti conclusioni: non c’è bisogno di grande professionalità; i Social Media servono a poco, forse a niente; una generale incapacità da parte delle aziende di valutare l’offerta presente sul mercato, laddove questa risulta giocoforza livellata verso il basso. Come uscire da questa situazione che danneggia, sia i lavoratori qualificati, sia le aziende?

Personalmente ritengo vi sia necessità di definire le professionalità nell’ambito dei Social Media con un approccio nuovo, trasversale ai saperi aziendali e contemporaneamente in divenire.

Nel provare a disegnare un nuovo approccio sono finito con lo scrivere una sorta di Manifesto:

1. I Social Media non sono panna montata. Essi non sono una opzione nella strategia aziendale e non sono nemmeno un’alternativa; sono  parte della strategia aziendale stessa e  possono essere anche uno dei pilastri del modello di business. Da ciò ne deriva che chi gestisce i Social Media deve essere coinvolto nel processo di costruzione della strategia aziendale, o almeno deve averla compresa, al fine di scegliere, posizionarsi e usare i Social in modo coerente con la mission aziendale. Insomma, più che di panna montata stiamo parlando del gelato!

I Social Media sono parte integrante della strategia aziendale

2. I Social Media sono come un cane. Una volta che si compra un cane, si fa un investimento economico ed emotivo e, soprattutto, non si può e non si deve comprare un cane per moda. Esso non ha scadenza e non lo si deve abbandonare. Richiede un impegno costante. Bene, i Social Media sono la stessa cosa. Se vogliamo risultati non basta attivare l’account, essere presenti sui Social di moda e/o sugli ultimi arrivati. Bisogna capire, che i Social sono un canale di comunicazione a due vie con il mercato, vanno scelti e gestiti con cura e attenzione. Non possiamo prenderci un Rottweiler se siamo sedentari e allo stesso modo non consiglio un Bulldog se vi piace correre al caldo. La conseguenza è che se l’azienda decide di affrontare i Social Media deve essere cosciente che essi non vanno presi alla leggera, serve professionalità e dedizione.

Social Media serve dedizione come a un cane

3. I Social Media sono come il tempo in Inghilterra: cambia più volte al giorno e continuamente. Se vi avvicinate ai Social Media non vi basta sapere come e quali Social usare oggi. Non potete nemmeno prevedere quali serviranno o come si useranno i Social di domani. Colui che si presenta sul mercato come esperto in Social Media deve sapere apprendere, ricercare, studiare testare ed essere curioso. Le aziende devono comprendere che i Social Media sono in evoluzione. Aprire la propria azienda ai Social Media significa capire che d’ora in avanti avremmo da un lato una fonte di informazioni infinita e dall’altro la necessità di ri-tarare continuamente la nostra comunicazione e posizione sul mercato. In tal senso, i Social Media possono rappresentare l’opportunità di instillare in azienda un atteggiamento mentale più aperto, attento e pro-attivo.

I social cambiano ed evolvono come il tempo

4. Gestire i Social Media è come cucinare: non esiste la ricetta perfetta per tutti i gusti, le decisioni e i momenti. Nel creare una azione basata sui Social Media occorre valutare con attenzione l’azienda e il mercato cui si propone. Non esiste LA soluzione per tutte le aziende e tutte le situazioni: serve adattabilità e ascolto. Nella definizione della ricetta perfetta per i Social Media molte voci sono caratterizzate da “q.b.” e richiedono di conoscere l’azienda, comprendere il mercato e apprendere evoluzioni e innovazioni aziendali, nei gusti e preferenze dei clienti e negli strumenti legati al web 2.0. Tuttavia, come ogni ricetta, alcuni ingredienti devono essere precisi, mischiati con dovizia e scelti con attenzione, ovvero non si può improvvisare niente e tutto va misurato, valutato e controllato.

Ogni strategia social è unica e personalizzata5. Gli esperti di Social Media sono come i parrucchieri: fanno un lavoro in cui ci si deve sporcare le mani, si può e si deve essere creativi, bisogna mettersi in gioco continuamente, bisogna tenere un occhio ai numeri della cassa e alla tecnica e l’altro all’estetica, all’apparenza e alle tendenze. Non esiste un bravo professionista dei Social Media che non sia sempre alla ricerca dell’equilibrio tra questi elementi.

 

Il Master in Social Media Marketing dell’Università degli Studi di Milano ambisce a creare professionisti dei Social Media capaci di: dialogare in termini strategici con i manager aziendali; padroneggiare gli strumenti attuali; apprendere e monitorare tendenze e innovazioni del settore; pianificare e gestire azioni creative e unconventional.

  • Una sinergia tra social media e telefono mobile può portare a risultati davvero interessanti ….. vedi articolo su blog del nostro direttore Dario Erjavec http://pollsandcaresms.blogspot.com/2013/09/is-it-still-mass-communication-best-way.html.
    Per maggiori informazioni: http://www.katoida.eu o katoida@katoida.eu

  • claudio manfredi

    Oltre ad una tecnologia che si è evoluta ad una velocità impressionante, si deve tenere a mente che la diffusione di reti e di bande larghe hanno realmente consentito di stravolgere il ruolo dei social media (mi piace definirla Social Netvolution). Inoltre, pero, non si può e non si deve sottovalutare un ruolo principale all’interno del web, ovvero quello dell’utente e dei rispettivi comportamenti on-line. Negli ultimi anni si è nettamente assistito ad un passaggio da una connessione di tipo statica ad una di tipo dinamica (nonché mobile). In futuro, questo frangente assumerà una rilevanza sempre maggiore, agevolato anche dallo sviluppo parallelo e complementare del fenomeno del multitasking.

    • GianlucaFiscato

      Speriamo che il fenomeno del multitasking freni perché non credo anche un grande impatto positivo sulla qualità della vita e del lavoro.

  • irene_scapin

    Se le aziende si approcciano ai social media in modo poco strategico e organico, è anche perchè si interfacciano con società di comunicazione offline che si sono dovute convertire ad esperte di online marketing pur senza avere al loro interno figure professionali preparate in tale ambito.
    Di riflesso, si stanno diffondendo diverse società che si occupano di formazione che offrono corsi di digital e social con costi esorbitanti.. per chi ha già un’altra professione, e un master non ha più il modo di farlo, in quale modo può crearsi una professionalità in questo ambito? Grazie

    • GianlucaFiscato

      Ciao Irene, la tua è una domanda stimolante…e chissà da lì non parta un altro post. Alcune ricerche ci dicono che cambieremo lavoro, nel senso dell’oggetto della nostra professionalità tra le 5 e le 7 volte in una vita, contemporaneamente è sempre più difficile sapere tutto. Quindi che fare? Credo che curiosità, auto-apprendimento e formazioni mirate e iper-specializzate su 3/5 giorni saranno la via. Questo apre 3 fronti di problemi in un sistema educativo lungi da percepire il concetto di formazione continua: 1) per i recruiter cercare la figura adatta sarà sempre più complesso in quanto dovranno comprendere le abilità non razionali come la capacità di apprendere 2) avremmo un mare di corsi non riconosciuti e difficilmente classificabili, quindi difficili da scegliere e valutare 3) le aziende dovranno imparare a valorizzare la persona capace di evolvere le competenze e non la persona con più titoli o il titolo giusto.
      Grazie a te per il commento!