Avevamo già accennato che fino a Settembre ospiteremo con cadenza quindicinale alcune nuove autrici. La seconda è Silvia Santarossa che questa volta ci parla dell’importanza delle preziose risorse interne a un’azienda.

engagementLe aziende fanno oggigiorno sempre più ricorso a freelance e risorse esterne per affrontare e risolvere i loro problemi. Questa tendenza – che non biasimo a priori – secondo me nasconde però una questione chiave: la gestione delle risorse umane interne, che, invece di essere valorizzate, vengono immobilizzate. Ma proviamo a fare un po’ di chiarezza.

Persone sono gli imprenditori e persone sono i dipendenti. Pensiamoli il lato A e il lato B di un unico foglio.

Li distingue il fatto che, i primi hanno un’intuizione, la capacità di osare e la passione per un progetto. I dipendenti, nel momento successivo, devono canalizzare l’intuizione, metterci l’operosità e contribuire alla realizzazione pratica del progetto frutto della passione imprenditoriale.

Di fatto, gli uni non sopravvivono senza gli altri.

Gli imprenditori si identificano con la propria l’azienda e ne sentono il peso e la responsabilità. Fare l’imprenditore non è da tutti. C’è chi ha voglia di mettersi in gioco, di rischiare e di avere un impegno più gravoso di quello di un semplice dipendente. Può succedere che l’imprenditore non sia amato, sia criticato o temuto. Ma comunque sia, il più delle volte, questa persona è l’anima stessa dell’azienda.


Per i dipendenti c’è – o meglio c’era – la tranquillità dell’appartenenza ad un gruppo e la certezza di un lavoro sicuro, ma c’è anche, molto spesso, l’impossibilità di realizzare appieno il proprio potenziale e le proprie aspirazioni, quasi che da dipendente non si possa mettere totalmente a frutto le proprie competenze e abilità a favore dell’azienda.

Io sono stata dal lato B del foglio. Mi sono sempre chiesta perché tutto si riduca a numeri: di stipendio, di matricola, di ore lavorate e di sbagliati. Sembra quasi ci sia un’incomprensione tra i due lati del foglio, quasi che gli uni (imprenditori) non siano capaci di riconoscere le necessità degli altri (dipendenti) e si guardi sempre all’esterno – un lavoro in altre aziende per i dipendenti e consulenti per gli imprenditori – per ricercare la soluzione ai propri problemi.

Proprio su quest’ultimo punto, il ricorso a risorse esterne per affrontare i problemi, ci focalizziamo. Attualmente è molto di moda affrontare un problema, soprattutto in posizioni manageriali, assumendo persone esterne. Sicuramente una persona che arriva da un altro contesto può portare l’esperienza acquisita in un’altra azienda. Ma d’altra parte, non conosce la realtà nella quale andrà ad operare e ha bisogno di tempo per capirne appieno i meccanismi. Secondo me quello che manca sono i contesti di crescita e scambio o attivazione del pensiero laterale. Le persone ci sono e si impolverano per mancanza di luoghi o comunità in cui si possa praticare le riletture del quotidiano e mettere quindi a frutto le inefficienze e le efficienze del proprio lavoro. Chiedere supporto all’esterno può essere un modo per affrontare i problemi, tuttavia ritengo che possa essere più importante, piuttosto che affidarsi ad un consulente esterno che risolva i problemi al posto delle risorse interne, rivolgersi a qualcuno che aiuti l’imprenditore a rivedere i processi interni partendo dalle persone che ha.

Se i due lati del foglio iniziassero a rivedere le proprie posizioni e la creazione di contesti aziendali di valorizzazione diventasse una consuetudine, molti potrebbero cominciare a togliersi quella polvere di immobilismo culturale lavorativo che tanto aleggia nell’ambito aziendale e anche il rapporto tra imprenditore e dipendenti evolverebbe.

Credo che il cambiamento nella gestione delle risorse umane abbia bisogno di gesti simbolici. A tal proposito, ho conosciuto una manager, responsabile di una cinquantina di impiegati, che utilizzava una semplice scatola nella quale ognuno poteva lasciare, anche in forma anonima, un biglietto con un suggerimento. È una formula piuttosto semplice, ma bastano questi gesti per cominciare a cambiare. Purtroppo la maggior parte delle imprese fatica a trovare soluzioni semplici e soprattutto a creare contesti e occasioni. Non sono gli spazi di relazione ad essere il vero problema, ma la volontà e soprattutto la capacità di adottare e alimentare modalità di relazioni molto diverse da quelle a cui si è generalmente abituati. Sembra quasi che molti siano ancora ostaggio di un vecchio sistema lavorativo dove contava solo la quantità prodotta. In un mondo dove abbondano i mezzi di comunicazione quello che fatica ad esserci è proprio la comunicazione efficace e di conseguenza la “contaminazione” che porta a nuove soluzioni.

Evolversi è anche capire che viviamo in un mondo veloce che ci sta sfuggendo. Sono convinta di assistere ad una trasformazione piuttosto disordinata, ma il messaggio che riceviamo è che niente è fermo, nel bene e nel male, quindi tanti più occhi osservano, decodificano e interpretano meglio è per l’azienda, l’imprenditore e i suoi dipendenti. Quindi, qualsiasi percorso di formazione, di aggiornamento – sia esso aziendale o personale – dovrebbe essere aiutato, incentivato e probabilmente preteso da entrambi i lati del foglio. Recentemente si parla molto di engagement, come magica soluzione. Lasciatemelo dire: non serve un nuovo modello da seguire per poter migliorare le relazioni e la comunicazione basta, come ha detto un imprenditore ad un convegno a cui recentemente ho assistito, “essere veri perché è l’unico modo per essere credibili”.

Partendo dalla mia esperienza diretta sul campo, se dovessi dare dei consigli, direi:

  • Ascoltare sempre tutti, rispettando la persona e considerandola sempre come una fonte di idee.
  • Non utilizzare solo un metodo per comunicare e gestire le risorse umane. Essere elastici sul come, ma fermi nell’obiettivo di capitalizzare le potenzialità di ogni persona, mettendola a conoscenza delle dinamiche aziendali che la coinvolgono, lasciandole lo spazio per fornite sempre il suo personale apporto.
  • Lavorare assieme su progetti e processi per poter valorizzare al meglio le competenze interne. Attivare percorsi di auto-valorizzazione che stimolino i singoli e il gruppo a ricercare e ridefinire in modo costante capacità e competenze.
  • Non usare i ruoli come barriera o ostacolo alla relazione.
  • Non utilizzare le occasioni sociali –  cene, pranzi, feste, etc. – come alibi: sono solo occasioni di apparente socializzazione ma non assicurano il coinvolgimento e la capacità di lavorare insieme necessari per una squadra vincente.
  • Agire con coraggio! Creare meccanismi di valorizzazione delle proprie risorse,  perché solo con una squadra affiatata e dinamica si può pensare di affrontare il nuovo mercato del lavoro che si sta delineando.

Concludendo – da idealista quale sono – condivido l’affermazione che la differenza nei prossimi anni sarà fatta dalle  persone; dalle singole persone

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