La birra è social

Birra: un piacere, una passione che coinvolge a livelli diversi consumatori da tutto il pianeta. Anche chi non è un habitué della birra, durante i mesi estivi tende a consumarla più. Dai grandi brand diventati ormai classici, alle feste della birra che soppiantano le più tradizionali sagre paesane, fino alla nascita e diffusione del fenomeno  birrifici artigianali: tutte sfaccettature diverse della passione per una bevanda dalla lunga storia e dalle numerose varianti. Come fa l’appassionato di birra 2.0 a condividere con i suoi contatti i dettagli e le scoperte inerenti la sua passione?

Facebook e Twitter aiutano nella condivisione di link interessanti, video, foto e registrazioni, Foursquare permette di fare check-in nel pub preferito, ma nessuno loro focalizza l’attenzione e la condivisione sul centro dell’interesse del consumatore, ovvero la birra. Per fare ciò è necessario utilizzare un social network tematico, in cui il contenuto da condividere non sia non un post o una foto, ma il prodotto che si sta bevendo in un determinato momento e le sue caratteristiche.

I beer network permettono di scegliere (ed eventualmente aggiungere, se non è già presente nel database) la birra che si sta assaporando, assegnare un giudizio al bicchiere che si sta condividendo, ed infine aggiungere il luogo in cui la si sta bevendo (birreria, pub o ristorante). Il risultato è una mappa sociale del beer world, che aggiorna in tempo reale luoghi, prodotti e produttori, con tanto di giudizi e classifiche.


Il re dei beer network è Untappd, nato negli USA ma utilizzato anche in Italia, che applica la gamification al consumo di birra. Come Foursquare, ad ogni check-in l’utente guadagna punti e sblocca badge, ma invece di registrarsi su un luogo fisico, su Untappd ci si registra sul prodotto che si sta consumando e si condivide il giudizio con la propria rete di contatti. Inoltre è possibile collegarsi ai propri profili sui grandi social generalisti come Facebook, Twitter e Foursquare, replicando le proprie condivisioni ad un pubblico più ampio. Rispetto al più famoso social di geoposizionamento, non solo i proprietari dei locali possono reclamare i luoghi creati all’interno del sistema, ma anche i produttori possono reclamare i propri prodotti, ed interagire attraverso l’apposita piattaforma dedicata agli operatori.

Totalmente italiano è Meet Beer,  più essenziale e ludico, che tuttavia non permette ai produttori di reclamare la proprietà delle birre. Sviluppato come app per i device mobili, è indubbiamente più semplice da utilizzare per l’utente ed ha una grafica molto più accattivante, ma meno interessante per le aziende che desiderano entrare nelle dinamiche sociali del mondo birra 2.0.

Visti dalla parte dei consumatori, questi social network tematici stimolano la condivisione di tutte quelle piccole azioni private relative all’assunzione della bevanda che diventano azioni sociali una volta che vengono condivise con i propri contatti. Si possono scoprire nuove birre e nuovi produttori, sapere in tempo reale cosa fa tendenza, conoscere le opinioni di altri appassionati, ampliando la rete sociale che spesso si costituisce nelle community on-line nate attorno ad interessi comuni.

Visti dalla parte delle aziende che producono birra e dei locali dove la birra si consuma, questi social network sono indubbiamente una risorsa da conoscere e utilizzare. Su Facebook per essere seguiti è necessario che quantomeno gli utenti siano già entrati in contatto con i miei prodotti o con il mio locale, invece su Untappd o Meet Beer è il meccanismo del passaparola ad essere messo in moto. Essere sui social, in questo caso, permette di essere conosciuti tra gli appassionati e di essere trovati molto più facilmente, soprattutto per le PMI locali (basti pensare al fenomeno nascente delle birrerie artigianali) che riescono in questo modo a raggiungere clienti già geograficamente profilati, per non parlare della ricaduta che si può poi ottenere su blog e forum di settore.

La dimensione 2.0 della birra non si esaurisce nei social network. Mashtag ad esempio, è la birra “democratica” prodotta dal birrificio scozzese Brewdog in seguito alle indicazioni dei propri follower raccolte su Twitter. Naming, grado alcolico, ingredienti e via dicendo sono stati concordati tramite tweet, e la Mashtag adesso è realmente in vendita, anche se non ancora disponibile in Italia. Chissà se oltre ad essere social, è anche buona? Lo scopriremo dai giudizi di chi l’ha provata, che saranno condivisi dai beer network!

I social network tematici possono essere la nuova frontiera da esplorare sia per i prodotti dalla forte identità artigianale, percepiti come totalmente slegati dai brand, che per tutte quelle marche e prodotti di nicchia altamente tecnici che però suscitano un grande interesse da parte dei consumatori. Un giorno sarà possibile condividere giudizi sulla pizza appena mangiata, attribuendo un punteggio alla mozzarella, alla cottura e alla qualità degli ingredienti, al fine di trovare velocemente la pizzeria (ma anche qualsiasi altro prodotto) più adatta alle proprie preferenze senza sorprese sgradite.

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Irene Zanatta
Comunicatore digitale e formatore informatico, sono una communication addict irrecuperabile a cui riesce bene anche insegnare. Mi piace andare alla ricerca dei significati che stanno dietro ai segni, alle rappresentazioni in cui viviamo le nostre interazioni quotidiane, alle regole che definiscono il nostro agire. Andare oltre gli strumenti, perché la comunicazione è soprattutto relazione.