6a0133ed2541ce970b017d41b9ea28970c-320wiVado al dunque subito. Questo post è, non significa.

Del resto è lo scopo di quanto facciamo qui: trasmettiamo un messaggio, un’idea. La nostra certo, ma nel momento stesso in cui clicchiamo sul bottone pubblica, lo condividiamo e lo apriamo al mondo. Ecco già il primo rischio, un brivido corre lungo la schiena: la perdita di attenzione. Vi sto annoiando? Non ho ancora detto di cosa voglio parlare, avrei dovuto, le prime righe sono importanti, nelle prime righe c’è tutto, avete presente Shakespeare? Lui non lo sapeva, ma aveva già capito tutto. È la piramide, baby. La piramide rovesciata di Jackob Nielsen. È l’anti-narrazione, la conclusione all’inizio e i dettagli alla fine, un paradosso che sembra funzionare.


E il dunque è questo: Aprile. Un mese che è, non significa. Aprile è la cosa più importante, sta nella parte larga della piramide e la occupa tutta. Aprile è il soggetto, con il suo tempo infame e i suoi avvenimenti strani. A pensarci bene, Aprile è un involucro, che sia la piramide stessa? No, non facciamoci troppe domande.

Ok, il titolo ce l’abbiamo, e anche il sottotitolo, i primi due punti della piramide li abbiamo superati.

Andiamo a stringere: le 5 W. Chi? I consumatori e i loro desideri ricercati, scoperti, esplorati e latenti mentre il crollo dei consumi è senza fine e la spesa torna al livello del 2000. Cosa? I contenuti, sempre più importanti, per il web, per l’informazione (radio e giornali) e per il nostro quotidiano, anche qui possiamo parlare di crisi: abbiamo visto per tutto il mese i politici che abbiamo votato continuare a incontrarsi e a parlare, e infine andare in ritiro per fare squadra, per tornare indietro, ad una grande intesa che sembra la stessa di trent’anni fa. Dove? Sul web e in Europa. Si gioca tutto lì. La politica è passata attraverso la rete, ha visto il successo di Youtube, e la stanza dei bottoni in streaming, le elezioni hanno occupato i canali televisivi per più di una settimana (Mentana aveva ormai posizionato la brandina in Redazione) ed è tornata ai talk show. E all’Europa, che aveva percepito il vento del cambiamento e, non sappiamo se con rammarico o gioia, l’ha presto visto cessare. Quando? Quarto mese dell’anno, l’abbiamo detto, ma non siamo così banali, è il nostro presente che ci deve interessare, tanti eventi in questo mese dal Salone del Mobile a Milano, che ha visto un’affluenza record (324.093 visitatori) e ci proiettati un po’ in mondovisione, alla festa della Liberazione, sempre molto seguita e cantata, e ci ha ricordato le nostre realtà forse provinciali ma di sicura resistenza.

Perché? ah, saperlo! È la domanda più difficile. Perché, senza nulla togliere agli altri mesi, Aprile è stato davvero un mese denso, sparizioni e ricomparse, litigi e strette di mano, ti passa e quasi non te ne accorgi, non per citare sempre gli stessi, ma deve cambiare tutto per non cambiare nulla: è una sensazione che striscia e speriamo di sbagliarci.

Questo è il cuore della piramide e del pezzo; poi ci sarebbero le informazioni utili ma non essenziali, i temi solo accennati e i dettagli.

Se siete arrivati fin qui, è già un successo! Il mio nella fattispecie; viste le miriadi di notizie che tutti i giorni ci bombardano (ma anche questo è un luogo comune, bisogna vedere se uno si fa bombardare!) è normale che il lettore si soffermi solo sul titolo e arrivi, eventualmente, al sottotitolo, motivo per cui la piramide ha un suo perché: le informazioni devono essere consegnate al lettore subito, senza tergiversare, dirette, chiare. A scapito dei dettagli, della contestualizzazione; forse non coglierete la mia opinione, ma di sicuro avrete capito il senso di Aprile.

Conclusione: questo post parla del mese di Aprile o di una tecnica di scrittura? A voi l’ardua sentenza! Il dibattito è aperto e anche la sperimentazione…

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Flavia Fiocchi
"Io scrivo di quello che vedo e del mio tempo: ieri è passato e forse ci sarà un domani, per ora c'è un presente che ci unisce e bisogna farlo crescere. Questo mi interessa. Avere buone idee e svilupparle. Mi occupo di Arte, che è cosa mentale ma non cerebrale, bisogna sentirla come parte di se, del proprio orizzonte, come possibile connessione con il quotidiano. Credo nelle collaborazioni, negli scambi e negli sguardi, che spesso sono un'illusione, ma in un attimo cambiano le carte in tavola e le persone."