images“Si potrebbe andare tutti quanti ora che è primavera | Vengo anch’io? No tu no | Con la bella sottobraccio a parlare d’amore |e scoprire che va sempre a finire che piove | e vedere di nascosto l’effetto che fa”.

Scusatemi, non potevo che iniziare così, citando Enzo Jannacci che in questo piovoso marzo ci ha lasciati, ma la poesia e l’ironia fulminante delle sue canzoni non ci lascerà mai. Forse un po’ di fantasia, quella si ci ha lasciati. E la fantasia sarebbe davvero indispensabile in questo momento, per trovare soluzione e uscire da uno stallo che sta davvero impantanando tutto il paese: sentiamo tante parole e bei discorsi, giornalisti e politologi si sprecano in analisi di scenari, ma quella che non vediamo neanche da lontano è l’autorevolezza, la cooperazione, la capacità visionaria di disegnare il futuro. Noi abbiamo pensato a Gengis Kahn, il resto del Paese potrebbe per lo meno aprire un libro di Storia. E leggersi la Costituzione. 

Nel frattempo è arrivato Francesco. Totti? No, dai facciamo i seri: Il Papa. Un gesuita che vuol portare anche il saio francescano. Un uomo è riuscito in poche ore a mandare con parole semplici, messaggi complessi. “Fratelli e Sorelle, Buongiorno!”. Da quanto non sentivamo un augurio così semplice e sincero. Lo devo ammettere io non sono una grande fan dell’apparato vaticano, però bisogna riconoscere che la Chiesa ha saputo interpretare i tempi, forse anche strategicamente, prima e meglio del mondo politico. In quel saluto c’è un recupero del concetto di società, di comunità, un concetto che è alla base di una religione ma anche di una Nazione, persino di un gruppo di amici: è un punto più alto, un valore condiviso, verso il quale ci si sente tutti in relazione e che giustifica e sostiene le parole “fratelli”, “cittadini”, “amici”.

Mentre si aprivano le consultazioni, in streaming e non, per verificare la possibilità – ormai remota – di formare un governo, il Cerved pubblicava una notizia veramente destabilizzante: nel 2012 sono state circa 47mila le aziende non individuali che hanno subito un protesto. Un segno ancora più marcato della sofferenza in cui versano le PMI, vessate da tutti i fronti. Dati trasversali a tutti i settori imprenditoriali, che non risparmiano anche il mercato editoriale, alle prese con il calo del potere d’acquisto e l’aumento dei costi di stampa. Qualche spiraglio di luce però si intravede, con la cultura non si mangerà, ma auguriamoci di non volerne mai fare a meno.

Intanto è passata la Pasqua – le vacanze intelligenti e sopratutto soddisfacenti, perché oggi il Turista, e il viaggiatore, deve essere consapevole e “parlante”- sotto l’acqua e ci ha lasciato dieci saggi. Non si parla di giovani, non si parla di donne, non si parla di innovazione. E si parla poco di aziende, dopo una boccata d’aria arrivata con la notizia della proroga, fino al 30 giugno 2013, della validità delle “Nuove misure per il credito alle Pmi”, il pacchetto di iniziative a sostegno delle imprese in difficoltà che è stata messo a punto dal settore bancario con il Ministero dell’economia e delle finanze, il Ministero dello sviluppo economico e tutte le Associazioni rappresentative del mondo imprenditoriale. A volte la digitalizzazione ci fa perdere un po’ il filo, e i rapporti, le relazioni si complicano e si mescolano, non è certo periodo di feedback positivi, ma bisogna saperli cercare, nelle parole di qualcuno che ti sprona a reagire (“E allora piantala!” cit. P.D.), in ciò che vediamo cambiare e a poco a poco migliorare, in quelle realtà che, seppure in acque movimentate, sanno alzare la testa e guardare avanti, e sanno vedere un futuro per tutti noi.

L’ho già detto, non posso considerarmi una sua fan, ma quelle parole di settimana scorsa di Bergoglio continuano a risuonarmi in testa, nonostante il ticchettio insistente della pioggia, sono diventate un flusso vorticoso: «Non lasciatevi rubare la speranza, non siate uomini e donne tristi», ha detto Papa Francesco. Semplici si, scontate direi di no: il mondo lo facciamo anche noi, giorno per giorno, quindi citando un altro grande, ” per quanto voi vi crediate assolti siete per sempre coinvolti”. Ricordiamocelo.

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Flavia Fiocchi

“Io scrivo di quello che vedo e del mio tempo: ieri è passato e forse ci sarà un domani, per ora c’è un presente che ci unisce e bisogna farlo crescere.
Questo mi interessa. Avere buone idee e svilupparle. Mi occupo di Arte, che è cosa mentale ma non cerebrale, bisogna sentirla come parte di se, del proprio orizzonte, come possibile connessione con il quotidiano.
Credo nelle collaborazioni, negli scambi e negli sguardi, che spesso sono un’illusione, ma in un attimo cambiano le carte in tavola e le persone.”