newsweek1Buoni propositi di Gennaio, sono un classico per iniziare bene l’anno. Sempre fatti ma mai, o raramente, attuati. Diete, palestra, buone letture, aria aperta, più tempo per i bambini. Tutte balle da primo dell’anno. Come quella di buttar via le cose vecchie: rinnovarsi, questo è l’imperativo che segue ai fuochi d’artificio. Sorpresa delle sorprese, questo gennaio, il rinnovamento è andato a cercarlo in ciò che oramai universalmente viene considerato “passato”. La carta, le persone, la buona scrittura, la rappresentazione… Quattro temi su cui meditare.

La carta: sembrava uno scherzo, a tre mesi dall’annuncio del completo passaggio al digitale, eccolo lì, sul banco dell’Edicola, il numero di gennaio di Newsweek. Che considerino l’Italia un paese arretrato? No, perché è comparso anche a Londra. E quindi? Si scopre che l’editore ha deciso di mantenere la versione cartacea in Europa, Asia e Africa. E titola il primo del 2013 “Surviving Extinction”. Davvero spiritosi.


Le persone: non possiamo non parlarne, siamo in campagna elettorale, tema dominante è l’ascolto, dei bisogni delle persone, delle loro aspettative, delle dichiarazioni degli avversari. C’è il web a supportare questo ascolto dilagante, tweet e post si sprecano nella rete, tutti i politici hanno imparato inmenchenonsidica a usare i Social, che abbiano anche loro preso esempio dalla mamma? Qui però oltre al ritorno alle persone, ad una comunicazione meno urlata, e più volta ai problemi reali, il vero ritorno al passato lo intravediamo nelle solite, scontate, antiche promesse da marinaio!

Parliamo ancora di persone, le aziende riducono le risorse, nasce l’esigenza di ragionare su modelli organizzativi differenti, sempre più critico si fa il tema del clima aziendale e della scelta e gestione dei proprio collaboratori. Una regola che potremmo prendere dal passato perché sempre uguale è quella di non eccedere nella selezione di persone troppo omologate tra loro. Come esortava a fare Paul Valéry, “Arricchiamoci delle nostre reciproche differenze”.

La buona scrittura: esprimersi in 140 caratteri, mandare sms zippati, scrivere newsletter accattivanti, richiede una certa sapienza, sempre che uno voglia farlo bene naturalmente. Va a finire che il web ci mette alla prova, e non tutti la superano. I contenuti ci riportano alla realtà, in una marmellata di informazioni, di stimoli visivi e non, i buoni contenuti faranno sempre di più la differenza. Anche in azienda, anche per raccontare l’azienda.

Leggo costantemente penne appuntite, ma povere di ispirazione, trame coinvolgenti ma fragili, storie abbozzate magari stimolanti ma di relativa profondità, la letteratura è un mestiere, che ne sarà di loro tra cent’anni? Forse se lo chiedevano anche in passato, ma una risposta gliel’abbiamo data noi.

La rappresentazione: Mariangela Melato, straordinaria attrice, che proprio a gennaio è mancata, diceva che la vera ragione del teatro è la comunicazione, e dal teatro siamo partiti per un esperimento, un po’ folle ma certo stimolante, ce l’ha insegnato PSY, bisogna divertirsi ed esprimere la propria creatività. L’ironia è un altro mestiere, duro da imparare, serve per non affogare, per sopravvivere al postmoderno.

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Flavia Fiocchi
"Io scrivo di quello che vedo e del mio tempo: ieri è passato e forse ci sarà un domani, per ora c'è un presente che ci unisce e bisogna farlo crescere. Questo mi interessa. Avere buone idee e svilupparle. Mi occupo di Arte, che è cosa mentale ma non cerebrale, bisogna sentirla come parte di se, del proprio orizzonte, come possibile connessione con il quotidiano. Credo nelle collaborazioni, negli scambi e negli sguardi, che spesso sono un'illusione, ma in un attimo cambiano le carte in tavola e le persone."