Guerrilla Marketing tra coinvolgimento e sorpresaLo spunto me lo ha dato una fotografia comparsa sul muro del mio profilo Facebook: un foglio attaccato con tanto di scotch marrone e con noncuranza sulla porta di casa che riporta il seguente testo:

“Sono a posto con tutte le utenze, non voglio cambiare, lavoro di notte, quindi non suonare. Grazie. Mi incazzo facilmente e il mio cane morde. ENEL a posto, gas a posto, telefoni a posto, acqua a posto. Pubblicità no grazie. Rompicoglioni no grazie. Religioni varie no grazie. Se mi devi soldi suona pure, il cane sopporta. Grazie mille!!!”

Trascurando i possibili commenti riguardo le mie amicizie in rete, questo post mi ha fatto ridere un sacco perché.. è vero!

Siamo bombardati dalla comunicazione di aziende il cui unico modo di vendere  – credono – è quello di rimanere nella mente delle persone, quello dell’orrendo sales telefonico o per agente. Oggigiorno, però, questa modus operandi ha un reale problema: le persone non lo sopportano più. Non vogliono solo comunicazioni semplici, non vogliono offerte vantaggiose, non vogliono essere ulteriormente stressate (e magari a tutte le ore del giorno senza la minima discrezione!), ma desiderano essere sorprese, deliziate e soprattutto COINVOLTE.

Ecco la parola magica per tutti gli amanti del guerrilla marketing, del marketing esperienziale e di quello collaborativo.

Ma cosa si intende per marketing collaborativo e guerrilla marketing?

Per quanto concerne il primo, è noto che si tratti di una strategia i cui punti chiave sono servuction, Service Dominant Logic (ovvero non si fa marketing verso il consumatore, ma con il consumatore), co-creazione del valore e idea del prosumer. I mezzi chiave del marketing collaborativo sono il web 2.0 e il web 3.0 che si rivolgono a un consumatore creativo, intelligente, informato, critico. Ciò che viene chiesto alle aziende è di poter mettere in gioco se stesse e le proprie risorse.

Per quanto riguarda il guerrilla marketing il concetto è molto più complesso, ma si può dire, a mio avviso, che rientra nelle forme non convenzionali di marketing collaborativo. Non avendo la presunzione di poter dare una corretta definizione preferisco usare le parole di Fables di Bloguerilla: guerrilla è ciò che “spiazza il consumatore, che attira la sua attenzione visiva, che fa parlare per la sua capacità di potersi diffondere proprio per la sua notiziabilità, perché c’è qualcosa da raccontare.” ancora: “non è guerrilla un flyer che ha una forma ad uncino che si attacca ad un motorino, non è guerrilla fare delle scritte a terra con un gessetto colorato, non è guerrilla attaccare un adesivo elettrostatico che riporta il nome del brand”.

L’Italia purtroppo è ancora un po’ indietro su questo tema, infatti, i migliori esempi vengono dagli USA e da alcuni paesi emergenti come il Brasile, l’Australia e la Nuova Zelanda, ed è interessante, oltre che divertente, vedere azioni di guerrilla marketing in rete.

Simona Maddaloni, nel suo articolomodo migliore di fare Guerrilla: 40+ esempi di successo”, ha raccolto fantastici esempi che danno idea di quello che si intende per guerrilla marketing, come McDonalds’s che per promuovere le Fresh salads ha usato un cartellone con della vera e propria erbetta a creare la scritta.

Ora che si è capito cosa si intende per guerrilla marketing, e che è immaginabile comprenderne gli effetti positivi sui consumatori, come possono pensare le aziende che usano i vecchi metodi comunicativi di arrivare al consumatore, di entrare nella sua testa, di avere un’ottima immagine dell’azienda, di diventare top of the mind e infine di vendere?

Credo che le speranze siano prossime allo zero.

Cosa fare quindi?

Essendo questo comportamento tipico delle aziende che giocano in un mercato estremamente concorrenziale (vedi le compagnie telefoniche) un tentativo possibile è quello di abbandonare la strada delle telefonate delle ore 22 per vendere la nuova tariffa e puntare sulla sorpresa.

Le strade più trafficate di Milano, per esempio, sono un ottimo modo per avere visibilità anche sui mass media ad esempio, quindi perché non pensare a un modo per invaderle con nuovi racconti?

Il web poi è un ottimo alleato per questo tipo di strategia e con poca spesa (oltre a essere esigua è anche inferiore a quella attualmente sostenuta) si può ottenere una diffusione globale della propria azione.

Il guerrilla marketing è la nuova (ormai forse non più così nuova) frontiera della comunicazione, che ha dichiarato guerra ai vecchi metodi! Per alcuni consigli pronti all’uso non vi rimane che vedere qui.

E’ forse arrivato il momento di invadere le strade, le piazze, i cieli delle vostre città? A voi la risposta, secondo me è sicuramente arrivato il momento di far sorridere, giocare e incuriosire perché, davanti lo scaffale, quel momento gioioso o bizzarro vi farà essere lì, con il vostro consumatore, nella scelta.

  • http://www.facebook.com/martissima90 Martina De Nardi

    <> Bellissima frase…hai perfettamente ragione! :) ottimo articolo :)

  • http://twitter.com/mbrunelli87 MassimilianoBrunelli

    Complimenti per il post, molto interessante e ricco di spunti. Sempre riguardo all’argomento vi segnalo un mio saggio riguardante gli approcci non convenzionali al marketing: potete trovatlo su thebigcloudproject.wordpress.com/marketing-non-convenzionale/

    Massimiliano

  • http://www.facebook.com/stefania.dippolito1 Stefania D’Ippolito

    Mi fa piacere vi sia piaciuto! :) Massimiliano vado subito a leggere il saggio :)