Noi impariamo sbagliando. E’ così lo abbiamo fatto anche  quando abbiamo imparato a camminare. Siamo cascati e ci siamo rialzati svariate volte fino a che non abbiamo messo un passo dietro l’altro e ora ci riesce bene e naturale!

Diventando grandi tuttavia subentra spesso la paura di sbagliare e con essa il rischio di non fare nulla per non sbagliare e questo vale sia nelle aziende sia nella vita privata. Abituati ai rimproveri, ai castighi e alle critiche il rischio più grande che possiamo fare è quello di provare a non sbagliare più.

Chi di voi si sente in questa situazione sul lavoro? Chi sente di non avere più il permesso di sbagliare?

Io credo che sbagliare voglia dire innovare, competere, migliorare e imparare. Se avete un team o se lavorate con un gruppo di persone è di fondamentale importanza creare uno spazio dove sia possibile commettere errori.

Prima di fare qualsiasi passo avanti sono necessarie due precisazioni sugli errori:

  1. Non esistono errori intelligenti o errori stupidi ma esistono solo modi intelligenti o stupidi di gestire gli errori;
  2. Errare è umano e perseverare è stupido e non diabolico. Se continuiamo a fare il solito errore probabilmente stiamo facendo la stessa identica cosa e come dice Einstein: “fare la medesima cosa aspettandosi di ottenere risultati diversi è una definizione pratica di follia“.

Detto questo cosa fare quando sbagliamo o quando qualcuno nel nostro team di lavoro sbaglia?

In primo luogo, chiedersi cosa ho/abbiamo imparato? Non lasciate mai che un errore passi via senza evidenziare cosa avete imparato.

In secondo luogo, scegliete una procedura o una modalità per darvi e scambiarvi feedback. Sia a voi stessi sia, eventualmente, all’interno di un gruppo.

Vi lascio con una bellissima frase di Lee Unkrich direttore del team creativo della Pixar: sappiamo che prendersi il tempo di sbagliare tutto è essenziale per fare qualcosa di buono. Ecco perché il nostro obiettivo è sbagliare il più in fretta possibile.

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Comunicazione, conoscenza e visione permeano il mio lavoro.
Nella vita cerco di essere focalizzato, centrato e felice. Adoro l’essenziale che non è né frugale né semplice è esattamente ciò che ci serve senza più e senza meno. Penso che senza azione e costanza i sogni rimangano tali e io, i miei, preferisco viverli. Se dovessi descrivermi con due oggetti direi bici e computer. La bici come simbolo di costanza, impegno e traguardi. Il computer come simbolo di cambiamento, organizzazione e precisione.