Crowdsourcing di Jeff Howe

Crowdsourcing è un libro di Jeff Howe (2008) uscito recentemente nella traduzione italiana edita da Luca Sossella Editore e curata da TheBlogTv.

Jeff Howe, in un articolo su “Wired”, coniò il termine “Crowdsourcing” per indicare una metodologia di collaborazione con la quale le imprese chiedono un contributo attivo tramite la rete, agli utenti riuniti in piattaforme partecipative, blog, social network…

Il tema del libro è di grande attualità e segue diversi volumi importanti che hanno già trattato da varie prospettive l’argomento, come ad esempio Wikinomics, e nonostante la letteratura preesistente Howe offre sicuramente una panoramica e un’analisi notevole.


Crowdsourcing descrive anche il processo attraverso il quale il sapere diffuso di molti può essere utilizzato per compiere attività che un tempo erano territorio di pochi specializzati. La folla è più funzionale del singolo: possiede talento, creatività ed è straordinariamente produttiva. Si pone in atto una meritocrazia perfetta, in cui età, sesso, razza, istruzione e storia personale non contano, la qualità del lavoro è tutto ciò che importa, e ogni settore è aperto a persone con diversi background sociali e culturali. Prefazione di Riccardo Luna, introduzione di Bruno Pellegrini.

Prima di tutto infatti l’autore fa una cosa importante e spesso trascurata, ossia mostrare come i fenomeni che oggi osserviamo e studiamo siano la naturale evoluzione di tendenze che vengono da lontano. Nell’era che ha preceduto la stampa prima e i mezzi di comunicazione di massa poi la distinzione tra chi produceva contenuto/sapere in modo amatoriale e chi invece lo faceva per mestiere era decisamente sfumata. Solo per menzionare il campo delle scienze infatti fino agli inizi del XIX secolo non esistevano accademie specializzate e la ricerca era appannaggio di persone che non avevano fatto un percorso specifico e che si potevano definire amatori.

Successivamente la professionalizzione dei media (e dei diversi campi del sapere) avrebbero limitato l’accesso agli amatori fino all’epoca della nascita del movimento open source prima e alla democratizzazione dei mezzi di produzione poi, che hanno riportato in auge il contributo della “folla”, amplificato dalla rete Internet.

Dopo aver così ben contestualizzato Howe affronta nella seconda parte del libro la situazione attuale. I temi trattati sono vari e difficilmente riassumibili in poche parole: si va dall’intelligenza collettiva al valore della diversità per lo sviluppo, passando per tutte le modalità di creazione condivisa di valore, conoscenza e anche raccolta di fondi. Tutti questi argomenti sono ben supportati da esempi molto concreti e documentati che dimostrano chiaramente la potenza (e talvolta i rischi) di questi fenomeni.

Infine lo sguardo dell’autore si sposta verso il futuro, inquadrando il rapporto che i nativi digitali hanno con il crowdsourcing e provando ad immaginare che cosa vorrà dire questo per i prossimi anni. Non manca poi una parte di conclusioni dove Howe tratteggia e sintetizza le regole del crowdsourcing inserendo per ciascuna dei riferimenti puntuali e precisi ai diversi capitoli del libro.

In sintesi dunque Crowdsourcing è una lettura davvero interessante, che ha il merito di inquadrare i diversi fenomeni in una prospettiva più ampia e di esemplificarli in modo semplice ed efficace. Il libro è molto fluido e poco tecnico e andrebbe letto sia da chi si vuole buttare sul crowdsourcing con entusiasmo ma poca preparazione sia da chi, sbagliando, non ha ancora il coraggio di guardare ai nuovi cambiamenti di paradigma.

via Crowdsourcing