Tra le tecniche manageriali di cui recentemente si è più discusso vi è sicuramente il benchmarking inteso come quel “processo sistematico e continuo per la comparazione delle performance, delle funzioni o dei processi delle organizzazioni […] allo scopo non solo di raggiungere quelle performance ma di superarle” (Commissione Europea, 1996).

Al fine di comprendere la reale natura di questa tecnica è necessario tenere presente questi elementi:

  • Continuità. Il benchmarking non deve essere pensato come uno strumento da utilizzare una tantum bensì deve essere inserito in un regolare ciclo di pianificazione e miglioramento dell’azienda.
  • Best practice. Il processo di individuazione delle pratiche e dei processi, sia eccellenti, sia critici è fondamentale per attuare un processo di confronto e apprendimento.
  • Misurazione intelligente. Il benchmarking aiuta ad identificare le criticità che esistono e allo stesso tempo le best practice che sono alla base delle prestazioni di livello superiore.


Altrettanto importante è puntualizzare che il benchmarking non è:

  • Un meccanismo di “copia e incolla” delle migliori prassi in quanto, per avere successo, richiede richiede l’adattamento e non la semplice adozione;
  • Una forma di “spionaggio industriale” in quanto si basa sulla cooperazione;
  • Né veloce né semplice, poiché è un processo che richiede un importante cambio culturale nell’azienda.

In Italia, a causa della numerosità e importanza delle PMI, il benchmarking si è evoluto da un livello prettamente aziendale e autonomo ad un livello sistemico (club di imprese, premi qualità, repertori territoriali o settoriali delle imprese eccellenti) in modo da aiutare le PMI a:

  • Avvicinarsi al benchmarking senza dover utilizzare troppe risorse in termini di tempo, forza lavoro, competenze, ecc.;
  • Semplificare le procedure di misurazione dei processi e delle performance;
  • Avere maggiori e più duraturi risultati grazie al ruolo di supporto che l’approccio sistemico svolge.

Concludiamo, con una riflessione che speriamo aiuti a guardare al benchmarking in maniera diversa: gli imprenditori Italiani hanno storicamente, a causa del legame con il tessuto sociale e territoriale, una intrinseca tendenza a confrontarsi e misurarsi con imprese, clienti e fornitori in maniera costante e informale. Il benchmarking deve, quindi, essere affrontato senza troppe remore e tecnicismi, come un momento di apprendimento esteso oltre la realtà locale e una opportunità di scoperta del nuovo. Il piccolo grande sforzo che si richiede all’impresa e all’imprenditore è quello di formalizzare quella sua innata propensione al confronto e al misurarsi con “il più bravo”. Ecco forse che applicando quest’ottica possiamo scoprire di avere in casa un potente strumento per affrontare le sfide che la competizione globale impone.